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viaggio intorno a me

........diario di una fata ignorante....
Updated 10/5/2008
Updated 10/5/2008
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October 03

Mr. G.

 
 
 
 

Addio Cristina

di Gaber - Luporini

1986 © P. A.MONOLOGO


(Interno - tardo pomeriggio)
Che caldo! Mai sentito un caldo così soffocante. Strano, sembrava inverno fino a ieri... E ora, alle sette di sera, non si respira. Proviamo sul balcone.
Guarda che roba: si trasforma la città ai primi caldi. E anche più silenziosa, bella compatta... una caldaia. Sembra che fumi. Meglio chiudere le persiane e stare fermi.
È finita. Questa volta è proprio finita. Lei ha deciso di andarsene. Non la rivedrò più. Benissimo!


Tre anni, un amore folle... forse più lei di me. Era così innamorata...

 E io, devo dire, negli ultimi tempi non ne avevo neanche un gran bisogno.

 Non gliel'ho mai detto per non farla soffrire. Ecco: mi ha lasciato lei. E brava Cristina, ha fatto bene.
Che caldo! Certo che anche lei... lasciarmi con questo caldo... In genere preferisco che mi lascino d'inverno. Comunque è un bene che lo facciano loro. Io non lascio mai... per principio; anzi, per vigliaccheria. Ci ho paura. Le donne possono fare di tutto. Una volta ho detto a una: "Ti lascio." PUM! Svenuta. Tutta la gente intorno: "È lui, è lui... assassino!" Aceto, sali... Rinviene. "Andiamo a casa, amore... per carità, come non detto." Non sono contente le donne quando non le ami più. Da allora io... zitto. E lei: "Ma tu non mi ami?!" "Sì che ti amo, per dio!"
Tutte così le donne, tutte uguali. Cristina, no. Non sviene. S'ammazza. Cioè, si ammazzava... voglio dire... non ora... ora torna dal marito, tranquilla. È la prima volta che mi lasciano per il marito. E la sensazione non è bella. Che ci farà col marito?!... Che caldo!
E pensare che voleva fare un figlio... con me. E io no. Anzi, avevo il terrore di rifare un'altra famiglia.
Ecco cosa ci avevo con Cristina: un'attrazione fisica fortissima, mai provata. Bastava che ci si sfiorasse, e io... TUM!... subito. Che riflessi! Ma l'amavo davvero... non è che non l'amassi. Non avevo voglia di fare progetti e basta. È per questo che mi ha lasciato... Questo voleva Cristina. Cristo, che caldo!
Me lo poteva anche dire subito: o il figlio o niente. Ma possibile che tutte vogliano un figlio da me!... E chi sono? Un toro?!...
È vero, è vero, la colpa è mia, lo so... E non mi prendo responsabilità... bene!... Sono egoista... bene!... Vivo al momento... bene! Ho paura di invischiarmi... bene!... Sì, sì, lo so... Vigliaccheria, vigliaccheria. Ma santo Dio, si scopava così bene... che c'entrano i figli?!
Lei aveva una gonna chiara e camminava un po' avanti a me sulla pensilina che porta ai treni. È lì che mi ha detto che era finita, poco prima di partire. Non era né allegra né felice. Le stazioni sono il posto ideale per certe malinconie. Non volevo che finisse così. Ma tutte le parole che ho trovato per fermarla non avevano risonanza. Subito dopo camminava già verso il suo scompartimento. Avrei dovuto richiamarla. Lei se ne andava per sempre. La pensilina si era riempita improvvisamente di silenzio. A trenta metri di distanza la mia donna, una figurina lontana e sola, sembrava che radunasse lentamente tutte le ombre della sera attorno alla sua gonna. Ti resta solo un nodo alla gola. Addio Cristina!
Bello quest'addio... alla stazione. Poetico... Tutto intriso di malinconia, di dolore.

 Ogni tanto ci si lascia prendere da qualcosa che assomiglia a un sentimento vero.

 No, perché è bene saperlo se uno soffre o no. Dunque: tre mesi fa stavo per lasciarla io... per l'australiana. E lei: un dolore!... Il Leopardi, sembrava... Esagerata!
Ora è lei che mi lascia. E diciamo la verità: un po' mi dispiace. Sì, un po'. Non si deve rischiare di ingigantire. È un dolorino. Un piccolo fastidio... un dolorino. Ecco, è questa pulizia del sentimento che è importante. Certo che se l'avessi lasciata io ai tempi dell'australiana...
(un po' risentito) No, il fatto e che mi lascia così... improvvisamente... dopo tre anni... alla stazione... due parole: addio. Non è possibile che non mi pensi. Perché non mi chiama... Ma sì, cosa ci vuole... una telefonata!... Lo sa che per me sarebbe tutto... in questo momento. Che scemo! Non ci sono mica i telefoni in treno. Ma, chi lo sa... un miracolo. È così che si diventa cattolici! Eppure sono sicuro che se lei volesse... certo... si potrebbe fermare a Genova... cambiare treno, tornare indietro... telefonare, scrivere... si possono fare dei telegrammi bellissimi da Genova. Noleggiare cavalli, aeroplani, biciclette... Raggiungermi... Vederla arrivare qui col cuore in gola... Ecco cosa mi ci vuole... Per amore si fa questo e altro. Io lo farei. (?)  Io, quando voglio bene, mi arrampico sui vetri... faccio di tutto... Sì, perché a Genova ci vado a piedi, io!
Sto esagerando. È una storia finita e basta. Non è la prima. E poi non è mica una tragedia. Dopo un po' passa. Non è mica morto nessuno... Lei mi lascia... e io mi ammazzo. Mi butto. Mi butto dalla finestra, va bene? No, uno magari pensa: la riconquisto. Non si rimonta mai. Fai un sacco di discorsi, belli anche, di quelli che fanno colpo. Quale colpo?!... Una volta facevano colpo. Ma cosa parlo a fare, cretino! Con questa faccia da perdente... Un pugno ci vorrebbe: PUM!… invece di inciampare sulle parole, un fiume di parole... che quella poi va a casa e dice: "Ma che ha detto?! Niente!" PUM!... Invece, quello sì che se lo porta a casa. Tanto non si rimonta. Hai voglia di averci ragione. Non si rimonta mai con le parole. Col suicidio... ecco, col suicidio si rimonta: tie'! beccati questa. Così impari. Non lo sapevi tu chi ero io. Ecco, ora lo sai: un cadavere. Ma guarda se questa mi doveva ridurre così! Non si sta mai tranquilli. Avevo appena finito di pagare la casa. Mi lascia... E poi chi è quel deficiente che dice che è un dolorino?!... Ma quale dolorino... Soffro come una bestia. Ma lei lo saprà cos'è il mio dolore? No, perché magari non lo sa. Allora: tie'! Perché il mio è più grosso del tuo. Io ti butto addosso tanto di quel dolore che il Leopardi diventa un allegrone. Glielo ridicolizzo il poeta! Ma poi chi se ne frega dei poeti... No! Torna dal marito, lei... E magari fanno anche l'amore, questi viziosi... con quel suo corpo da mamma, da animale. Via, via!.. Basta!.. È finita! È finita!.. Che cosa vuoi che me ne importi di quella schifosa che va a letto anche con suo marito! Aria... ho bisogno di aria. (va alla finestra)
Come sono strani i cortili dei condomini... un misto di prigione e di giardini pubblici... con quei fiori che si arrampicano sui muri scalcinati. Era una sera come questa... che aveva rubato delle rose, Cristina... e saliva le scale. Cristina!… Non importa... passerà. Dovrà pur sciogliersi questo nodo alla gola!.. Sì, mi calmo... mi calmo.
La stanza si è immersa nel silenzio e nel buio. II soffitto mi pesa addosso, trasudante, compatto. Completamente nudo mi muovo appena sotto il lenzuolo bianco, sottilissimo. Lo stringo con i denti, con le labbra. Poi lo sposto, lo sollevo in aria... si gonfia, ricade adagio... Un brivido... Cristina, sto male, sto tremando, ho la febbre... e sudo, e sudo, e sudo... e invoco... e deliro. E ancora una volta sudo dalla testa ai piedi. Mi passo una mano sui corpo, caldo, caldissimo, bagnato... sulle cosce, sulla pancia, e poi... Cristina, Cristina, Cristina!..

 L'immagine si fa più pressante, corporea. Anche lei è tutta sudata, sudatissima. Le sue mani sul mio corpo... sì, le sento: allucinazione, ricordo, dolore, stordimento, stanchezza, eccitazione, forse... ma in delirio. Ora mi giro e strofino il mio corpo contro il letto. Forse sussurro anche qualcosa... Ma certo, è un attimo: lacrime, calore, saliva, frasi, membra, rimpianti, globuli, liquefazione, tutto... tutto si riversa sul lenzuolo.


Addio Cristina.

 

 

 

_____________________________________________________

 

 

Piccoli spostamenti del cuore

di Gaber - Luporini


 

1986 © P. A.

MONOLOGO



(Interno di un piccolo bar - L'attore, seduto a un tavolino, si rivolge al cameriere) "Una birra, per favore... Cosa ci ha? Ah, va bene quella lì!"
Sono un po' in anticipo. Meglio, così mi riordino le idee. E quando arriva lei... le dico tutto. Chissà che faccia fa!... Secondo me non se l'aspetta. E sì, perché io con lei mi sono sempre tirato un po' indietro. Non che l'abbia fatto apposta... Mi viene naturale, e di solito funziona. Ha fatto tutto lei, fin dal primo giorno. C'era anche Mario. Stava ancora con lui. Me la ricordo benissimo: i suoi sguardi, anche un po' troppo... coraggiosi, sfacciati. Ma le donne, quando partono... non le ferma più nessuno. Io mi tiravo un po' indietro... chissà, forse per Mario... forse perché era proprio una ragazzina... Carina, molto carina, un po' acerba, selvatica... Il mio genere.
Ma... forse ora... perché ho bisogno di freschezza... Certo... sono appena uscito da una storia di quelle tremende... No, bella all'inizio... ma poi... ecco, si fa a chi soffre di più... Amor proprio, ricatti, bisogni assurdi, litigi estenuanti, tragedie... Mamma mia! Che cosa assurda la cattiva qualità dell'amore! Bisognerebbe scappare, appena e così... Che poi forse, dopo un po' di tempo, riesce anche a voler bene. Ma al momento è un disastro... Ore e ore nelle nostre stanze sempre un po' buie... Quelle discussioni che durano giorni e notti... colpa mia... colpa tua... E l'angoscia che s'infila dappertutto... ti penetra, ti distrugge... Bisogna scappare... respirare, rinascere. E allora è chiaro che la ragazzina... sì, insomma... sentire qualcosa, qualcosa di nuovo che sta per nascere.
No, io all'inizio non volevo mica. E anche quando ci s'incontrava da soli... sì, uno scherzo, una carezza... Non ho mai voluto andare oltre. Mi bastava la sua presenza, mi bastava anche per quando non c'era. Sì, mi bastava sapere che esistesse. Sublimavo... E forse qui ho sbagliato.
"Perché vedi, Daniela...", le dicevo, "tu per me sei come un distributorino di benzina. Ogni tre o quattro giorni ti vedo, faccio il pieno, e sono a posto."
Quest'immagine del distributore d'amore mi era piaciuta, perché era la prima volta che mi capitava di gioire così naturalmente della bellezza di una donna. Mi pareva bella anche da lontano, qualsiasi cosa facesse, e dovunque me l'immaginassi: in casa da sola, a ridere in mezzo agli altri... o a letto con Mario. Insomma, l'amavo... in sé, come se non sentissi nessun bisogno... di averla.
(al cameriere) "Un'altra birra, per favore!… Sì, come quella di prima".
Devo dire però che ultimamente il pieno... sì, il carburante... non mi dura più quattro giorni. Consumo di più: tre giorni, due giorni, un giorno... Maledizione! Mi viene in mente spesso, ho voglia di vederla. Mi ci vorrebbe un distributore d'amore a getto continuo. Lei invece è discontinua. D'altronde glie l'avevo detto io.
E io ora: SPUMM! Un attacco di quelli tremendi: SPUMM! Un avvampo. È come quando accendi il gas e ce n'è troppo: SPUMM! E il mio cuore libero come un pesciolino che circola e va...
Com'è bella la Daniela! Con quel corpo agile, così snello e dolce nelle sue curve, la pelle sottile, e quei capelli lisci e biondi che ondeggiano al suo muoversi. Non cammina, lei. Vola.
Vola tra tutti noi come un angelo... un angelo dolcissimo, ma con lo sguardo ironico, furtivo, quasi perverso. Com'è bella! Sono in trance. In me oscillano valori sentimentali... e anche viziosi. Sì, è vero, vorrei proprio sbatterla su un prato, quella canaglietta! Ma anche accarezzarle i capelli per delle ore con sentimento di eternità.
Quand'è così, è l'amore.
(con enfasi) Ma sì, Daniela: ti amo, ti amo. E anche tu, lo so... hai lasciato Mario per me. Mi ami, sono sicuro. D'altronde ci si doveva incontrare, è il destino. Non si va contro il destino. Ti amo, ti amo. Ti vorrei sempre. Mi manchi, e soffro, anche. Soffro quando non ti vedo, quando non so dove sei. (con enfasi crescente) L'amore è quest'ansia... perché certamente anche tu quando non mi vedi sei in ansia, lo so. Ma sì, piccolina, è vero. È colpa mia che non te l'ho mai detto, non ti ho mai detto "l'unica" parola che ti dovevo dire. Ma ora è finita. Basta con le attese che dilaniano. Tu cosa potevi fare, poverina... Ora sono io che ho deciso, che ti dico tutto... (quasi fuori di sé) Ti amo, ti amo, ti amo.
(al cameriere continuando a gridare) "Una birra, per dio!"
(guarda l'orologio) Non arriva. È un po' in ritardo.
Sì, perché lei non bada a queste cose. Non si sa mai che fa... se viene, se non viene... Non le piacciono gli appuntamenti. Ha ragione, è fatta così. È anche di questo che mi sono innamorato. L'orologio... lei non lo guarda nemmeno... anzi, non ce l'ha. Bisogna che gliene regali uno, un orologino d'oro. No, per carità, non è il sue genere. Si fa presto a sbagliare... Di plastica, sì, di plastica... verdino chiaro...
Eccola, sta arrivando. Lo sapevo. Non cammina. Vola. Sono pronto, Daniela. Anche a me non mi ci vuole nulla a volare nel sublime.
È incredibile come le cose tanto attese, al momento che avvengono, siano un po' meno magiche. Non è facile parlare... degli sconvolgimenti del cuore mentre lei inzuppa la brioche nel cappuccino. Si rischia di raccontare delle brutte poesie. Ma non posso certo rimandare ad un altro momento. Ecco, mi concentro, aspetto un attimo di silenzio, e glielo dico semplicemente: "Ti amo".
Lei solleva la testa dal cappuccino e con tutta naturalezza: "Io no. Non ti amo. Credevo di amarti, ma non ti amo. Scusami, mi sono sbagliata".
Bel colpo.
Un avvampo, un avvampo, un afflusso di sangue... Il cuore, che prima era così dolce al suo posto giusto, ora si sposta un po' verso l'alto, passa rapido attraverso l'esofago, il mattone, e mi si ferma qui, alla gola.
(al cameriere, deglutendo) "Un'altra birra, per favore".
Che vigliacca! Fa di tutto per farmi innamorare. Mi cerca dovunque, la spudorata. Lascia Mario per me... che anche lui, poveretto!... Ma chi se ne frega di Mario. Io ora che faccio? Devo rimontare, lo so... Non è facile rimontare, ma bisogna provarci. Ecco, le dico che non ha capito quanto "lei" sia importante per me. Mi sembra un po' freddina. Rincaro la dose. Le scaravento addosso una tale quantità d'amore da far fondere un frigorifero. Niente, non va mica bene. Non fonde. Allora tiro fuori anche la vecchia storia di mia madre che mi trascurava, quella funziona sempre. Scivolo sempre più nella commiserazione, nel patetico, nel pietismo più spudorato. Non so se questa tirata fa effetto o se è ripugnante. Forse lei è intenerita, forse schifata. Niente, solo un po' distaccata. Siamo all'atto finale: "Daniela, Daniela, non mi dirai mica che non mi vuoi almeno un po' di bene!... Restiamo amici... ecco, sì, due fratelli". Neanche questa so se le è piaciuta o no. Comunque ne approfitta: "Sì, volevo... volevo appunto chiederti... sì, un piccolo prestito..."
"Ma certo..." dico io "ci mancherebbe".
"Ecco, solo due o trecentomila lire".
"Volentieri... con piacere!"
E lei: "Grazie, lo sapevo che ci potevo contare. Sai... Devo andare qualche giorno in Sicilia... con Mario".
Quando si firma un assegno siamo già in un'altra dimensione. Più ridicola, ma più vera.
"A chi lo intesto?" "A Daniela Pistoni".
"Ah, già..." È come se di colpo rientrassi nella misura normale delle cose. Ora il sublime se n'è andato... ma automaticamente anche il dolore. II mattone è tornato al suo posto. L'amore, che invenzione! Possibile che sia solo questo piccolo spostamento del cuore?
Ora Daniela si alza, allegra come sempre. Mi bacia, mi saluta e si allontana.


Ma non vola. Cammina.

 

_____________________________________

 

 

Il luogo del pensiero

di Gaber - Luporini


 

1997 © P. A.




 

Eppure continuando la nostra vita normale
si potrebbe capire quello che ci serve
che ci è davvero essenziale
si potrebbe guardare con un certo distacco
quasi sorridendo
tutto quello che accade nel delirio del mondo
si potrebbe sognare un luogo immaginario
e un po' inconsueto
un angolo inventato o forse vero.

Il luogo del pensiero
un rifugio dove mettersi al riparo
dall'affanno del presente e del futuro
uno spazio abitato dalle cose più vere
come un piccolo mondo che io possa contenere.

E allora superando le nostre ansie quotidiane
noi potremmo ascoltare soltanto
chi ci fa star bene
noi potremmo più che altro occuparci di noi
cominciando da adesso
prima che l'uomo muoia
nel grande vuoto del suo successo

noi potremmo costruire
su un terreno precario e disastrato
un individuo compiuto, cosciente e intero.

Il luogo del pensiero
per cercare al di là delle parole
qualche cosa che assomigli a una morale
dove un bimbo cresciuto
senza neanche un modello
possa già frequentare con rigore
il giusto e il bello.

Un luogo per trovare un barlume di coscienza
dai problemi del sociale alla sopravvivenza
dove il gusto della vita pur concreto che sia
non diventa mai volgare
perché ha dentro l'utopia
che è il vero luogo del pensiero
dove l'uomo del futuro sta crescendo
con l'idea di sé, ma con l’idea del mondo
dove l'uomo più solo non è mai in un deserto
se non chiude il proprio cuore
ma ogni giorno sa tenere il cuore aperto.
Coltivando quel tesoro
che è racchiuso dentro il luogo del pensiero.

 

 

 

                                                                                              

 

 

 

 

 



 

 

October 02

ANCORA...IL SIGNOR G.

 
 

Il desiderio

di Gaber - Luporini


2001 © Warner Chappell Music Italiana Srl - Via G. Fara, 39 - 20124 Milano




Amore
non ha senso incolpare qualcuno
calcare la mano
su questo o quel difetto
o su altre cose che non contano affatto.

Amore
non ti prendo sul serio
quello che ci manca
si chiama desiderio.

Il desiderio
è la cosa più importante
è l'emozione del presente
è l'esser vivi in tutto ciò che si può fare
non solo nell'amore
il desiderio è quando inventi ogni momento
è quando ridere e parlare è una gran gioia
e questo sentimento
ti salva dalla noia.
Il desiderio
è la cosa più importante
che nasce misteriosamente
è il vago crescere di un turbamento
che viene dall'istinto
è il primo impulso per conoscere e capire
è la radice di una pianta delicata
che se sai coltivare
ti tiene in vita.

Amore
non ha senso elencare problemi
e inventar nuovi nomi
al nostro regredire
che non si ferma continuando a parlare.

Amore,
non è più necessario
se quello che ci manca
si chiama desiderio.

Il desiderio
è la cosa più importante
è un'attrazione un po' incosciente
è l'affiorare di una strana voce
che all'improvviso ti seduce
è una tensione che non riesci a controllare
ti viene addosso non sai bene come e quando
e prima di capire
sta già crescendo.
Il desiderio è il vero stimolo interiore
è già un futuro che in silenzio stai sognando
è l'unico motore
che muove il mondo.

 

______________________________________________________

 

 

La masturbazione

di Gaber - Luporini


 

1994 © P. A.

MONOLOGO Versione 2


Lei comincia a divincolarsi, ma i suoi sforzi rendono più sensibile la sua debolezza

 e nello stesso tempo fanno ondulare il suo corpo contro il mio.

Ora la trascino verso la camera, ma strada facendo mi fermo un po'

per obbligarla a stringersi di nuovo contro di me, in modo da sentire bene

 il tenero strofinio dei suoi seni attraverso la seta sgualcita della camicia.

Poi, sempre tenendola, costringo la piccina a inginocchiarsi.

 Le immobilizzo i polsi dietro la schiena con una sola mano che preme contro l'incavatura della vita

 e la schiaffeggio più volte, senza fretta, con l'aria di punirla.

 Lei sa che ha bisogno di una punizione.

Dopo le accarezzo con le mani il viso, e anche la bocca, ma siccome non si dimostra compiacente

 quanto voglio, la schiaffeggio ancora senza spiegazioni.

Punita per la seconda volta mi bacia senza reticenza.

 Allora la faccio stendere servile, sottomessa, a pancia in giù.

 È la posizione che preferisco ... ferma, cara, indifesa.

Le faccio risalire la camicia poi le spingo giù i pantaloni, dolcemente.

 Con la punta delle cinque dita sfioro la pelle nei punti dove è più delicata,

non tanto per interessare la prigioniera...
Non tanto per interessare la prigioniera...
Questo pensiero rischia di farmi sfuggire l'immagine.
Non tanto per interessare la prigioniera...
Accendo la luce e guardo il cuscino... la prigioniera.
Ecco cosa c'è di bello nella masturbazione.
Non c'è alcun bisogno di preoccuparsi dell'altra persona.
Però guai a distrarsi, guai. I ragionamenti intermedi sono fallimentari.

 Fra la tensione del pensiero e il corpo non deve esistere niente.

La masturbazione… credo proprio che sia la prima vera forma di interezza.

E non solo quello. Nessuno ha mai parlato di questo modo di amare. Ma ti rendi conto?

 In due, sempre in due. L'amore in due... manca di intimità. Figuriamoci in tanti.

Mamma mia che stronzata in tanti! L'amore in uno è il più perfetto. Non ha mai sfasature.

È l'unico amore in cui una persona faccia veramente i conti con il proprio sesso.

Purtroppo non lo puoi raccontare a nessuno, il tuo sesso.

Quanto sia acuto, profondo, illimitatamente libero... si va fino in fondo, fino alle oasi più vergognose,

 che sono poi quelle più vere. Mi fanno ridere quelli che la chiamano disperata solitudine.

Ah, ah, ah! La masturbazione è una scienza privata e universale. È il rilancio dell'individuo.

 Ti libera dall'untuosa ideologie del sociale. Ti libera dai sofismi della conservazione della specie

e ti porta verso l'immagine pura. È il più alto dovere dei poeti. O la capisci o non la capisci.

 O ce l'hai o non ce l'hai. Non ci si può accedete con la logica. È una verità del cuore.

 Come la mamma, come la patria!
Mi sono esaltato.
Va be', passiamo oltre. Tu guarda che casino c'è in giro…

 cartacce, mozziconi, giornali da tutte le patti, il letto sfatto...

Però è bello tornare a casa la sera da soli, infilarsi sotto le coperte...

e sapere già come andrà a finire.
Quasi, quasi, questa sera resisto. Così domani è anche più bello.

 Dicono che faccia male. Anche quella lì non l'ho mai capita.
Ma chissà quante saranno quelle persone che da grandi continuano... Non lo saprò mai.

 E chi te lo racconta!
Non so se dormire o se tornare ai miei filmini.
Dunque, lei era prigioniera. Era prigioniera con le mani dietro la schiena... Non la vedo più.

No, ecco la Lucianina non mi va più bene. Probabilmente il pensiero è diventato debole,

e quando il pensiero si indebolisce.. si indebolisce tutto.
Ma chissà quanti sono quelli che da grandi... No, sarei curioso di sapere che tipo di tecnica...

 Secondo me esistono due tendenze: quella della donna astratta, stupenda,

 completamente inventata, piena di fianchi, di cosce, di tette... No, io sono realista,

 preferisco una donna che c'è... che ho già visto. Una di cui conosco la madre, il fratello, il cugino,

 il marito... ummm... le mogli degli amici... le faccio parlare proprio con la loro voce,

 sono precisissimo nell'immaginare i loro gesti. Ognuno il suo carattere.

Mai, mai far fare cose che una non farebbe. Magari che non ha mai fatto...

Ma che io so che farebbero. Con me le farebbero!
Guarda la Barbara... così dolce.. ispirata. Chi lo immaginerebbe che sotto quel viso di Madonna...

quei fianchi morbidi, rotondi... Dice che è timida, dice che ha vergogna del suo corpo.

Ha vergogna del suo corpo e mette su delle gonne che si incollano al culo...

Altro che Madonna, è una troia! È che lei non lo sa di essere così. E allora perdo la concentrazione.

 Mi si indebolisce il pensiero. Mi svanisce il culo della Barbara, mi si intreccia

 con quello di qualcun altro... con quello del postino... No, il postino no, per carità!

 Con quello della Cornelia. Ecco, va già meglio. Anche se devo cambiare tutto perché…

 è tremenda la Cornelia, isterica, fredda come il ghiaccio, aristocratica,

 mai un gesto fuori di posto. Bisognerebbe smuoverla, lei, così seria, controllata,

 piena di dignità. Sarebbe bello vederla fondere, la tua dignità. Ti scavo nel cervello, Cornelia.

 Te lo tirannizzo. Ecco, così, così, così!...
Non è andata mica male. Con la Cornelia non c'ero mai riuscito. No, è brava...

è riuscita a tenermi con lei fino alla fine. Il guaio è quando il postino viene fuori

all'ultimo momento e tu non sei più in tempo a tornare indietro. Che fai? Ormai sei lì... lo ami!
C'è di buono che un attimo dopo, penso subito a qualcos'altro...
Pensare?... Più che pensare, c'è come una specie di disagio, di amarezza.
Non ho mai capito perché io per eccitarmi abbia bisogno di certe fantasie strane e contorte.

 probabilmente la nostra vita sessuale è irrimediabilmente corrotta.

 Spesso anche con una donna, è un amore tutto mentale. Si va avanti da soli.

 Si, è un amore "monosessuale"... Come la masturbazione.
Ma è possibile che nell'amore, come anche nella vita, si debba essere

sempre così egocentrici e soli.
Mai, mai un gesto che sia veramente oltre noi stessi.
No, non è di altruismo che intendo parlare. I nostri atteggiamenti altruistici li conosco bene,

e forse servono più che altro a garantirci un posto in paradiso.
Ma per un posto nella vita… ci vuole altro.
Bisognerebbe inventare il miracolo... sì, bisognerebbe

 arrivare al punto dove il nostro egoismo possa magicamente

 coincidere con la felicità degli altri.

 

____________________________________________________

 

 

October 01

Maura dicit

Fantastica Maura...
il tuo intervento
lo metto qui
dopo avere inserito cose che sto conoscendo oggi..
del grande G.
Non so nulla di lui
ma per quel  poco che ho letto
è semplicemente fantastico
Peccato non lo avessi mai letto prima.
Ecco..
ora sei nella mia casa
e ti do il posto d'onore..
la mia poltrona preferita.
Parla...ma
qualche commentino lo aggiungo.
 
m@my
01 ottobre 21.23
 
 
 
Al mondo ci sono tre tipi di uomini
 
- quelli impegnati
che possono darti solo i rimasugli di un amore
e si ricordano di te ... qualche volta
e ti tengono a debita distanza
e  farti capire che non c'è posto per te
(e alla prima difficoltà ci scartano subito
giusto per farci capire quanto contiamo....)
 
- quelli liberi che per scelta hanno chiuso le porte
 e  si ricordano di te ... qualche volta
per mantenere la giusta distanza
e farti capire il tuo posto qual'è
(un passatempo insomma eh !...come una...
pizza ogni tanto.)
 
- quelli che non ho ancora incontrato
 che hanno il cuore libero e tengono la porta aperta
 e si ricordano di te e ti fanno capire
che nel loro cuore c'è posto per te
 
.........
 
ci sarà qualcuno
che sa riconoscere un tesoro
quando lo trova
Io non mi arrendo
sono ancora qui
e il mio cuore
è ancora disponibile ad accogliere
e ne sono felice
 
 
 
 
 
 
 
Grazie di essere tornata!
 
 
 
 
 
 
 

Quando si rimanda il raccolto i frutti marciscono,

quando si rimandano i problemi, essi non cessano di esistere.